Lasciami leccare....l'adrenalina!
Aurora e Zaira lavorano in un hotel 4 stelle della Costa Smeralda.
Aurora come addetta alla reception, Zaira come responsabile del centro benessere dell’albergo.
Le due ragazze condividono la stanza nell’ala residence dell’hotel destinata ai dipendenti, e nonostante i ritmi di lavoro intensissimi sfruttano il poco tempo libero per uscire, divertirsi, andare a ballare.
Il mare però lo hanno visto pochissimo, perché i loro turni di lavoro il più delle volte sono incompatibili.
Da qualche giorno però l’albergo non viaggia più a pieno regime, e il direttore concede ad entrambe qualche giorno di ferie, per iniziare a smaltire quelle non godute nei periodi folli e scoppiettanti di alta stagione.
Dopo essersi svegliate con calma e aver fatto una colazione insolitamente lenta e abbondante, Aurora e Zaira decidono di andare al mare, per fare un tuffo in quelle acque cristalline che ipnotizzano e attirano i tantissimi turisti che scelgono la Sardegna e la Costa Smeralda per le loro vacanze.
Mettono due costumi acquistati in uno dei mercati serali della zona, che ancora non hanno avuto modo di sfoggiare.
Aurora, 39 anni, indossa un bikini camouflage a laccetti con triangoli e perizoma. Ha diversi tatuaggi evidenti su schiena, braccia e gambe, che vengono occultati durante il lavoro, ma che al mare può esibire con orgoglio. E’ alta 1 m 65 circa, carnagione scura, occhi castani e capello corto con caschetto portato spettinato. Ha una quarta abbondante di seno, che emerge anche dalla camicia e giacca imposte dalla divisa alberghiera, e che al mare non sarà occultato o compresso come di solito.
Zaira ha 35 anni, esibisce un bikini a fascia floreale su sfondo bianco, che esalta un fisico slanciato con 1 metro e 74 centimetri di altezza, gambe lunghe cosi come i capelli, castani lisci a contornare due occhi azzurri come il mare che la circonda.
Anche lei è amante dei tatuaggi, che decorano la carnagione bianchissima sulla schiena, sulla caviglia destra e fra i due seni: una seconda che modella un corpo sportivo modellato da vasche di nuoto in piscina.
Vanno al supermercato a comprar qualcosa da mangiare e poi si dirigono verso Cala di Volpe, uno degli angoli più celebri e battuti della zona. Prendono una strada sterrata, e prima di arrivare alla spiaggia principale, la più grande e conosciuta della Costa, parcheggiano su uno slargo e prendono un viottolo identificato da un grosso masso in granito.
Aurora è sarda, lavora da anni nello stesso hotel e conosce bene il territorio; Zaira invece arriva dalla Valtellina, è alla sua prima stagione nell’isola a e si affida ad amici e colleghi autoctoni per conoscere quell’angolo incantato di Sardegna.
Il sentiero conduce a tre piccole spiagge: scelgono l’ultima, esposta a sud e rivolta verso Tavolara.
E’ quasi deserta, con non più di dieci persone a svariati metri di distanza le une dalle altre. Perlopiù straniere, coppie e una famiglia con un bimbo piccolo.
Aurora e Zaira si mettono nella parte finale della spiaggia, dove una leggera duna rende l’ultimo tratto più riservato e in parte ombreggiato da due ginepri imponenti.
Stendono gli asciugamani e fanno subito un bagno, uno dei pochi della stagione. L’acqua è ancora decisamente calda, e Zaira da brava nuotatrice, sebbene sia fuori allenamento da mesi, va verso il largo con un ritmo vivace e costante.
Aurora invece si sdraia sul bagnasciuga per rilassarsi e farsi cullare dalle onde; dopo una decina di minuti torna a riva e si sdraia di spalle sul telo per asciugarsi.
Il cielo è terso con nessuna nuvola in cielo e un leggero maestrale che rende la giornata ideale ma non troppo calda, con la temperatura che non supera i 26 gradi.
Zaira strizza i capelli per farli asciugare e si sdraia anche lei di spalle. Slaccia il reggiseno per cercare di prendere in maniera uniforme quel po’ di sole che ottobre può offrire.
La sua carnagione è bianchissima, e sente subito la pelle calda e assolata.
Chiede allora ad Aurora di spalmarle della crema sulla schiena.
Zaira si tira su per prendere la crema solare dalla borsa. Non riallaccia il reggiseno e rimane quindi seno al vento, ma la cosa non la preoccupa.
Anche Aurora si tira su per smetterle la crema, e anche lei lascia a terra il reggiseno, liberando le sue tette abbondanti alla vista dei pochi presenti in spiaggia.
Aurora spalma la crema a Zaira sulle spalle, sulla schiena e sui fianchi, arrivando giù quasi fino al sedere. Poi risale, massaggia il costato, la pancia, per poi toccare con determinazione e sorpresa il seno. Lo palpa, depositando la crema in maniera uniforme, per poi sfiorare prima in maniera lieve e poi decisa l’aureola e il capezzolo, che al contatto con le dita di Aurora si indurisce all’istante.
“Aurora ma che stai facendo – fa Zaira, imbarazzata ed eccitata allo stesso tempo. Dalla schiena ti sei allargata un po’. Guarda che se ci vedono facciamo una figuraccia”.
“Mica è colpa mia se hai una carnagione così bianca. – ribatte l’amica. Se la crema la spalmo solo sulla schiena torni in camera a pois, dove i pois sono le tue tette color pomodoro. E comunque ti facevano schifo le mie mani che esploravano? “
“No anzi, al contrario – ribatte Zaira – accertati che nessuno ci guardi e continua che questa situazione non so perché mi sta eccitando un sacco”.
Aurora continua allora a spalmarle la crema, con Zaira davanti a lei di schiena che si gode la situazione. Le massaggia ancora il seno e la pancia fino a scendere giù; dopo essersi voltata e aver notato che gli altri presenti in spiaggia erano a distanza e disattenti, scende con la mano fino al monte di Venere, già colmo di umori. Sposta leggermente lo slip e le sue dita si dimenano nella figa di Zaira, completamente bagnata e in preda al piacere.
La esplorano prima in superficie e poi più in profondità. Zaira si sposta leggermente all’indietro per consentire una penetrazione più profonda, che provoca un respiro più affannato e una voglia di urlare che però deve essere repressa per non suscitare l’attenzione degli altri bagnanti.
“Fermati Aurora, sto per venire ma mi sentirebbero in tutta la spiaggia. Aspettiamo che la spiaggia si svuoti. Nel frattempo se vuoi metto anche a te la crema, che non si sa mai”.
L’amica accoglie con piacere la proposta, e così le due ragazze dopo essersi un attimo ricomposte ed aver verificato di non dare nell’occhio, si scambiano i ruoli.
Aurora si stende concedendo a Zaira di farsi spalmare la crema su spalle, schiena, glutei e gambe.
Zaira massaggia accuratamente ogni centimetro di pelle, indugiando sulle parti laterali del seno e sul collo, per poi dedicarsi al sedere, sodo e tornito. Le mani si intrufolano sotto il costume, evidenziando un fiore bagnato e gonfio. Le stesse mani poi ritornano su, ed un dito si insinua fra le chiappe, trovando l’orifizio e spingendosi al suo interno.
Aurora ha un attimo di smarrimento, subito sopraffatto dalla lussuria che la porta a inarcare il sedere per concedere al dito di Zaira di entrare e provocare brividi difficilmente contenibili.
La situazione rischiava di diventare non più gestibile, e allora le due amiche, che non avevano mai né pensato né messo in pratica desideri sessuali lesbo, decidono di placare i bollenti spiriti mangiando qualcosa.
Tirano fuori dalle borse due panini al prosciutto e due Ichnusa ghiacciate, bevute di fronte all’isola di Tavolara e con il sole alle loro spalle che iniziava a scendere.
Entrambe erano rimaste in topless, mentre alcuni degli altri bagnanti iniziavano a riassettare asciugamani e ombrelloni per andare via.
Intorno alle 16, dopo aver dormito ed aver preso un po’ di sole con abbondante protezione sui rispettivi corpi, Aurora e Zaira decidono di fare un altro bagno prima di andare via.
Dall’altra parte della spiaggia una famiglia con bimbo piccolo si è diretta verso il viottolo che conduce alla strada. Nessun altro oltre loro era sull’arenile.
Le due amiche si alzano in piedi, Zaira guarda Aurora e le dice: “Oh comunque sei proprio una gran figa con quelle tettone, magari le avessi io così. E poi quei tatuaggi sono davvero belli. C’è solo una cosa che non mi piace – allude Zaira – questo slip non ti dona”.
Tira a sé i cordini laterali lasciando Aurora come mamma l’ha fatta, con un filo sottile centrale di peli a incorniciare una figa carnosa e voluttuosa.
“Il mio costume è più bello con questi disegni floreali – continua Zaira – ma per non lasciarti in imbarazzo lo tolgo anche io”. Si sfila lo slip mostrando un fiore totalmente depilato con grandi labbra poco pronunciate.
Aurora e Zaira entrano in acqua nude, con la spiaggia deserta e nessuno che le potesse ammirare o spiare.
Arrivano fin dove si tocca e poi tornano indietro, per cogliere gli ultimi raggi di sole per asciugarsi.
Qualcosa però era rimasto in sospeso da prima, e una mano di Aurora si protende verso le gambe di Zaira, che con la sua mano cerca e trova il seno pieno di Aurora, stimolando e strizzando leggermente il capezzolo.
Le due amiche vivono nella stessa stanza da mesi, più volte avevano commentato e fantasticato sui loro colleghi, e nessuna parola o battuta aveva mai fatto scattare un’attrazione reciproca.
Ma il mare, si sa, ha tanti poteri.
Zaira si volta e vede che nessuno tranne loro è sulla spiaggia.
Si sdraia allora con la faccia sulla figa di Aurora, e comincia a leccarla, con le mani sulle sue tette.
La lingua si muove con movimenti circolari a cercare il clitoride. Aurora sente il desiderio salire, ed in pochi attimi un orgasmo la porta ad urlare e schizzare in faccia a Zaira il suo piacere.
Aurora allarga le braccia e le gambe, a godere ancora per qualche istante quello stato di estasi, mentre il suo corpo è imperlato di sabbia e sudore.
Poi i ruoli si ribaltano.
Aurora è sempre sdraiata a terra e Zaira le sale sopra a cavalcioni, mettendole la figa in faccia.
Aurora ci si tuffa dentro con passione, mentre Zaira muove avanti e indietro il bacino.
Zaira si gode il momento con gli occhi leggermente chiusi, finché riaprendoli si rende conto che dal viottolo è comparsa una persona in spiaggia in tenuta ginnica.
Arriva fino a metà spiaggia e strabuzza gli occhi intravedendo le due donne impegnate in un sesso orale molto partecipato.
Vorrebbe unirsi o quantomeno avvicinarsi, ma ha un attimo di titubanza ed esitazione che lo fermano.
E’ sudato, al termine di una seduta di corsa lungo la strada sterrata che conduce alla spiaggia principale.
Aurora non si rende conto della novità, essendo l’uomo alle sue spalle e lei impegnata a leccare la figa di Zaira, che da par suo non vuole interrompere una sensazione di piacere che non aveva mai provato.
L’uomo, 35 anni circa, cammina arrivando a 7-8 metri dalle ragazze.
Si toglie scarpe, calze, maglia, pantaloncini e mutande, li poggia su un albero e si butta nudo in acqua, con un’erezione pronunciata che Zaira coglie in preda all’eccitazione.
Dall’acqua osserva le due donne impegnate nel darsi piacere: una scena che mai avrebbe pensato di vedere al termine del suo allenamento in un lento giorno infrasettimanale di ottobre.
La sua eccitazione non viene scalfita dall’acqua, che gli porta sollievo e fresco dopo l’allenamento, e sfidando la sua iniziale ritrosia esce con il cazzo duro e si avvicina ancora. Non potendo resistere di più inizia a masturbarsi.
Zaira, vedendolo segarsi mentre sente la lingua di Aurora dentro, geme fino a esplodere in un orgasmo liberatorio che non può e non vuole limitare.
“Siamo state brave entrambe a godere e fare godere – dice Zaira all’amica – ma qui nel frattempo è arrivato qualcun altro. Tu eri impegnata in altre faccende per potertene accorgere”.
Aurora si gira e vede a pochi metri da lei vede un bel ragazzo sportivo con il cazzo duro in mano, eccitatissimo davanti alle due donne.
Con il dito gli fa cenno di avvicinarsi, lo prende in bocca per aumentare l’erezione e poi inizia una spagnola, con il membro che va su e giù dalle sue tette.
Non è possibile resistere oltre, e viene copiosamente sul seno di Aurora, con alcuni schizzi di sperma che arrivano su collo, mento e guance. Si lascia cadere sulla sabbia, soddisfatta di aver fatto godere anche il ragazzo.
Zaira però voleva la sua parte.
“ Vediamo se riesco a tirarti e a tirarlo su – dice al ragazzo con un sorriso beffardo di chi conosce già la risposta.
Con la mano tasta i testicoli e lo mette in bocca, aiutandosi con la lingua che assapora alcune gocce di sperma rimaste sul prepuzio.
Il cazzo del giovane riacquista subito vigore, evidenziando un’erezione pronta per un secondo round.
Zaira lo tiene in bocca, ciucciandolo e leccandolo aiutandosi con la saliva.
Le piace fare i pompini, ma non vuole farlo venire così.
Quando sente che le pulsazioni aumentano si gira a novanta gradi, con un invito che in realtà è più un imperativo: “ mettimelo dentro, voglio godere e vederti godere ancora”.
Lui non si fa pregare, la figa di Zaira ne accoglie vigore e consistenza, con un’eccitazione reciproca che si coglie nei movimenti, nel respiro affannato e ansimante di entrambi.
Aurora si gode lo spettacolo, cercando di cogliere chi dei due sarà il primo ad arrivare all’orgasmo.
Il ragazzo aumenta il ritmo, stringe le mani sulle natiche di Zaira, che raggiunge il culmine del piacere sintetizzato da un evocativo: “siii, sono venuta, che bello, che meraviglia”.
Dopo qualche momento anche lui raggiunge l’orgasmo, con un’eiaculazione copiosa sul sedere e la schiena, ed Aurora che si avvicina, gli dà a sorpresa un bacio a stampo sulla bocca ed uno al cazzo, prima di proferire un “bravo, sei stato davvero bravo, e il tuo cazzo ha un buon sapore”.
Il sole e’ sceso precipitosamente, ma un tuffo in acqua è d’obbligo per togliere sabbia, sudore e l’odore del sesso.
Il ragazzo saluta e si incammina sul viottolo per ripercorrere a piedi la strada verso casa.
Aurora e Zaira raggiungono la loro macchina e tornano in albergo.
Si fermano sulla via del ritorno a godersi il tramonto con uno spritz che ha lo stesso colore del tramonto sull’arcipelago della Maddalena.
E che consente alle due amiche e colleghe di continuare a leccare l’adrenalina che è ancora nei loro corpi e nelle loro menti.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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